BLUES (2022 – )

In the 1930s and 1940s, ethnomusicologist Alan Lomax and his father, John A. Lomax, managed to break through the walls of prisons in the Deep South of the United States, in search of american folksongs. Between 1947 and 1948, they made some of their field recordings at the Mississippi State Penitentiary, the oldest and only Mississippi state maximum security prison for male inmates.

They recorded on magnetic tape the songs of the black inmates (Walter ‘Tangle Eye’ Jackson, Jimpson, D.W. Bama Stuart, Hogman Maxey, Little Red among others), for the US Library Of Congress, which would then flow into the release of an LP in 1957, Negro Prison Songs (Tradition Records), to be followed by various other editions.

These men served their sentences by working in the huge cotton fields of the Yazoo Delta.

“In the pen itself, we saw that the songs, quite literally, kept the man alive and normal. As the gangs “rolled under the hot broilin’ sun”, the roaring choruses of the songs revived flagging spirits, restored energy to failing bodies, brought laughter to silent misery.” A. Lomax

“Blues” is the interpretation of some of these songs.

Performance duration: 20′ circa

Negli anni ’30 e ’40 del Novecento, l’etnomusicologo Alan Lomax e il padre, John A. Lomax, riescono a fare breccia tra le mura delle carceri del profondo sud degli Stati Uniti, alla ricerca di american folksongs. Tra il 1947 e il 1948, realizzano alcuni dei loro field recordings presso il Mississipi State Penitentiary, il più vecchio e il solo carcere di massima sicurezza dello stato del Mississippi per detenuti di sesso maschile.

Registrano i canti dei detenuti neri (Walter ‘Tangle Eye’ Jackson, Jimpson, D.W. Bama Stuart, Hogman Maxey, Little Red…) su nastro magnetico per la US Library Of Congress, che confluiranno poi nella pubblicazione di un LP nel 1957, Negro Prison Songs, per Tradition, cui seguiranno varie altre edizioni.

Questi uomini scontavano la loro pena lavorando negli enormi campi di cotone del Yazoo Delta.

“Nel carcere stesso, vedemmo che le canzoni, letteralmente, mantenevano un uomo in vita e normale. Mentre le bande ‘rotolavano sotto il caldo sole torrido’, i cori ruggenti delle canzoni ravvivavano gli spiriti vacillanti, ripristinavano l’energia ai corpi deboli, scuotevano con una risata la silenziosa miseria.”. A. Lomax

“Blues” è l’interpretazione di alcuni di questi canti.

Durata performance: 20′ circa